sabato 21 dicembre 2024

AUGURI 2025 PIU' GIUSTIZIA SOCIALE E UNA CHIESA UMILE. MIA LETTERA. FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA


L'ANGOLO DEI RICORDI A CURA DEL Centro Studi Don Milani GLI AUGURI SCOMODI

GRUPPO DI LAVORO DEL PROGETTO ALLA SCOPERTA DI DON LORENZO MILANI PROMOSSO DALLA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE E' STATO RICEVUTO DAL VESCOVO DELLA DIOCESI DI CREMONA MONS. ANTONIO NAPOLIONI.
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GLI AUGURI SCOMODI
"Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi: "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l'idea che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate".
+don Tonino
Bello Venerabile



Egregio direttore,

gli auguri di Buon Natale e di un sereno 2025, vanno a tutti ma in particolare a coloro che lottano per il bene comune, Per i tanti lavoratori precari sottopagati sfruttati dai benpensanti di turno, Come cristiano vorrei pensare che siano accolte le legittime rivendicazioni dei tanti lavoratori che da decenni non vedono i loro stipendi aumentare in quanto i loro contratti sono bloccati, Mi riferisco in particolare ai dipendenti della case di riposo, delle scuole professionali, degli ospedali pubblici,

Che Dio illumini tutti i politici e gli amministratori che sono i veri responsabili di questa ingiustizia sociale e lavorativa.

Vorrei una Chiesa umile, non mondana e vicina ai poveri. Una chiesa dove chi entra possa rigenerarsi nello spirito e d

nell'anima per affrontare da cristiano nuove sfide e nuove battaglia per il bene di tutti. E' questa la Chiesa che vorrei la Chiesa di don Milani di San Francesco.

Gabriele Cervi

(Responsabile Centro Studi don Milani)

FONTE QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA.




TUTTO FUMO NIENTE ARROSTO



gioco d’azzardo, la legge di bilancio 2025 rischia di aggravare la ludopatia

 ludopatia

19 Dicembre 2024 8min lettura

Gioco d’azzardo, la legge di bilancio 2025 rischia di aggravare la ludopatia



Rudy ha 69 anni ed è un giocatore compulsivo in recupero. Gioca da quando ne ha 26, con periodi di astinenza. Quello che sta vivendo adesso è il più lungo: 17 anni senza giocare.

Secondo lui, però, oggi è ancora più difficile resistere al gioco rispetto a prima: “Io mi trovo molto in difficoltà con i più giovani dei circoli di giocatori anonimi, perché i modi per giocare sono diventati tantissimi, anche online. Così tutti hanno la possibilità di giocare letteralmente in tasca”.

Secondo Rudy, promuovere il gioco legale è «un investimento per trovare nuovi giocatori, quando poi invece non bastano i soldi per recuperare le persone che lo Stato stesso rovina, è veramente ridicolo. Ti dico non bucarti, ma ti do la siringa in mano: è così per noi con questa grande pubblicità», aggiunge.

Mentre le entrate fiscali dal gioco d’azzardo in Italia toccano cifre mai viste, le riforme statali si concentrano infatti sulla regolamentazione del fenomeno nella quasi totale assenza di misure di prevenzione solide e incisive.

Cosa prevede la legge di bilancio e le reazioni delle associazioni contro il gioco d'azzardo

L’iter in Parlamento della Legge di Bilancio 2025 sta procedendo, ma alcune disposizioni relative al gioco d’azzardo contenute nel documento hanno suscitato preoccupazione tra le associazioni che si occupano di prevenzione.

Tra le novità più controverse previste dalla legge c’è infatti, all’articolo 66, l'abolizione dell’Osservatorio dedicato al monitoraggio del fenomeno. Al suo posto verrà creato un nuovo fondo dedicato a diverse dipendenze patologiche, includendo quelle da stupefacenti, alcol e internet.

Secondo alcune associazioni, la formazione del nuovo osservatorio omnicomprensivo, diluendo il problema in un contesto più ampio di dipendenze multiple, rischierebbe di ridurre la specificità degli interventi contro la ludopatia.

La nuova legge di bilancio, poi, prevede anche la soppressione del fondo che dedicava 50 milioni alla prevenzione per il gioco d'azzardo patologico, istituito nel 2015. Nel nuovo Fondo per le dipendenze patologiche di 94 milioni di euro annui, il 34,25% sarà destinato alla realizzazione di piani regionali sul gioco d'azzardo patologico, con un taglio di quasi ben 20 milioni rispetto a quanto previsto dal fondo soppresso.

In Calabria, il coordinamento regionale della campagna Mettiamoci in gioco e le Fondazioni Antiusura, insieme alla Consulta Nazionale Antiusura, hanno segnalato che il taglio comprometterebbe gravemente i progetti di prevenzione e cura attualmente in corso presso le Aziende sanitarie provinciali della regione. “La situazione è allarmante” hanno sottolineato i portavoce, “e si rischia ulteriormente di peggiorare”.

La Regione soffre infatti di una diffusione preoccupante di queste patologie, “che stanno distruggendo persone di tutte le età e le loro famiglie”, dichiarano i portavoce, sottolineando come il problema sia diffuso soprattutto nei piccoli comuni.

Otto comuni di Cosenza e cinque di Vibo Valentia superano infatti di almeno il doppio la media nazionale di spesa per il gioco d'azzardo online, secondo quanto segnalato dal dossier Non così piccoli, redatto e pubblicato un mese fa da CGIL, Federconsumatori e Fondazione ISSCON. Il fenomeno è attribuito anche alla presenza di organizzazioni criminali, che utilizzano il gioco online per operazioni di riciclaggio.

Solo a gennaio 2024, indagini condotte a Catanzaro e Crotone da polizia locale, Guardia di Finanza e unità regionali di prevenzione delle frodi hanno portato alla denuncia di tredici persone per attività di scommesse illecite, con multe superiori a 2,5 milioni di euro e il sequestro di 31 apparecchi da gioco manomessi. Nello stesso mese un’altra operazione antimafia a Reggio Calabria ha permesso la confisca di beni dal valore di ben quattrocento milioni di euro a un imprenditore coinvolto in piattaforme di scommesse online usate per finanziare attività criminali.

“I provvedimenti presenti in questa manovra sembrano confermare la subordinazione dei governi agli interessi della lobby dell’azzardo, senza curarsi dei diritti e delle esigenze dei cittadini ma nemmeno degli interessi dello Stato”, hanno dichiarato i portavoce.

Le misure più controverse

Negli anni sono stati promossi alcuni strumenti di contrasto al gioco patologico, come le regole di distanza minima tra le location di gioco e “luoghi sensibili”, tra cui scuole e ospedali, oppure l’inserimento nel 2012 della ludopatia tra i livelli essenziali di assistenza (Lea). Secondo diverse organizzazioni e figure pubbliche, però, le misure esistenti a raggio nazionale sono ancora insufficienti per affrontare efficacemente la lotta alla ludopatia e ad essere soppresse dalla nuova manovra sono proprio alcune di queste poche armi. 

Anche Renato Balduzzi, ex ministro della Salute e promotore del decreto del 2012 sui Lea, ha dichiarato: “Non si comprendono le ragioni” della decisione del governo “dal momento che il Fondo e l'Osservatorio funzionano”.

Negli anni si sono moltiplicati sempre più, infatti, interventi volti a regolamentare il gioco d'azzardo, incrementando le entrate fiscali, piuttosto che provvedimenti solidi e incisivi di prevenzione alla dipendenza. Tra le iniziative promosse negli ultimi anni, ad esempio, c'è stato un aumento delle imposte: dal 25 al 30% per i giochi di abilità e il bingo online, dal 20 al 22% per le scommesse fisiche a quota fissa (eccetto quelle ippiche), dal 24 al 26% per le scommesse online e dal 22 al 24% per le scommesse su eventi simulati. L'obiettivo era incrementare il gettito fiscale, ma anche in questo caso l'effetto sulla riduzione della dipendenza da gioco rimane limitato​.

Particolarmente pericolosa, secondo le associazioni, è stata poi la proposta a inizio 2024 della compartecipazione degli enti locali al gettito erariale del gioco d’azzardo, destinando il 5% delle entrate ai comuni. La misura è stata criticata perché potrebbe incentivare le amministrazioni locali a promuovere il gioco anziché limitarlo, generando un conflitto d’interessi e mettendo in secondo piano la prevenzione della dipendenza.

“Quella è stata un’altra esca avvelenata», dice a Valigia Blu Maurizio Fiasco, Presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo e dei comportamenti a rischio), sociologo e consulente Consulta Nazionale Antiusura.

“Teoricamente quei soldi sarebbero destinati alla prevenzione e alla cura, ma questo significa anche che se il consumo diminuisse, come tutti ci auguriamo, le regioni e i comuni prenderebbero di meno”, spiega Fiasco. “Come se lo Stato dicesse: ‘Vuoi avere i soldi? Allora fai ammalare le persone’. Siamo al grottesco della politica”.

Incentivare il gioco legale?

Oltre al taglio ai finanziamenti per prevenzione e monitoraggio, a contribuire alle proteste sulla legge di Bilancio è parallelamente la proposta di introdurre una nuova estrazione settimanale per giochi come Lotto e Superenalotto, che secondo dati recenti sarebbe il secondo gioco d’azzardo più diffuso in Italia dopo il “gratta e vinci”, seguito al terzo posto dalle scommesse sportive.

Non è però la prima volta che lo Stato italiano incentiva alcune modalità di gioco legale al fine di contrastare le dipendenze e i canali di gioco criminale. Già nel 2022 il ministero dell’Economia e Finanze aveva approvato la possibilità del “cash-out” anticipato e la riduzione della puntata minima da 2 a 1 euro nelle scommesse sportive.

Ma queste misure, che da un lato offre maggiore flessibilità agli scommettitori e aumenta le entrate fiscali dal gioco d’azzardo (che nel 2024 raggiungeranno un nuovo record, con una stima di circa 160 miliardi di euro), dall'altro comunque aumenta di fatto la disponibilità e l'accesso al gioco, incentivando di conseguenza comportamenti rischiosi​.

“L’idea che ci sia un effetto sostitutivo tra i due canali, quello legale e quello illegale, è una colossale mistificazione”, dice Maurizio Fiasco, secondo cui più si ingrandisce la base dei consumatori, più si allargano anche i suoi sottoinsiemi: nel caso dei giocatori di azzardo, questi sono i giocatori abitudinari e i giocatori patologici. “E loro possono essere fino a una certa soglia soddisfatti dall'offerta legale, perché da un certo momento in poi ne sono esclusi, rivolgendosi così all'offerta illegale e criminale”, dice Fiasco.

Rudy spiega infatti che durante i suoi periodi di dipendenza ogni tipologia di gioco d’azzardo faceva parte delle sue giornate, dai casinò, tavoli da poker, schedine, slot machines: “Io ho frequentato anche bische clandestine pur di giocare”.

Se quindi da una parte lo Stato raccoglie miliardi di euro in tasse, diminuendo in parte il ricorso a circuiti criminali, dall’altro aumenterebbe invece il rischio sociale e le conseguenze sanitarie della dipendenza.

Alla crescita delle persone vulnerabili, denunciano poi gli esperti, non sono stati affiancati adeguati strumenti di assistenza. Nonostante la disponibilità di 163 centri di cura pubblici e gratuiti per la dipendenza da gioco d'azzardo nel paese e un numero di persone con dipendenza elevato, solo un giocatore su dieci si rivolge ai servizi sanitari per il trattamento.

Secondo gli esperti, ciò è dovuto in parte alla scarsa consapevolezza della possibilità e modalità di accedere a cure gratuite, oltre che una paura di subire stigmatizzazione. Rudy dice che bisognerebbe infatti lavorare innanzitutto sulla comunicazione circa le possibilità di recupero, oltre che migliorare l'accesso ai servizi e prevenire la medicalizzazione del fenomeno: “La sensibilizzazione è quello che manca. Sentirti capito, che non sei il solo, è fondamentale”.

Un pessimo affare

Oltre all’abolizione dell’Osservatorio e del fondo dedicato alla prevenzione per il gioco d'azzardo patologico, la legge di Bilancio 2025 prevede anche una proroga delle concessioni di gioco fisico, come macchinette e bingo, fino al 31 dicembre 2026. I titolari di concessioni per il bingo pagheranno 108 mila euro in più per ogni concessione e per ognuno dei due anni. I concessionari per le scommesse pagheranno, invece, un canone maggiorato del 10%.

Nel 2023, invece, la riorganizzazione della gestione del gioco è stata affidata all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), con l'intento di migliorare trasparenza e controlli. Sono state introdotte regole più severe per le concessioni, limitandole ai grandi operatori, ma con la nuova proroga, che si inserisce in una lunga serie di posticipazioni iniziata nel 2014.

Secondo Maurizio Fiasco, il business dell'industria dell'azzardo continua a “spremere come limoni i giocatori abitudinari e i giocatori patologici e per continuare a farlo fa una tremenda pressione: anche l’accanimento contro l’Osservatorio e il Fondo si spiega così”.

La decisione è stata interpretata dalle voci critiche non solo come un privilegiare gli interessi economici rispetto alle necessità di tutela della salute pubblica, lasciando inalterata la disponibilità di punti gioco sul territorio e non affrontando in maniera adeguata i rischi connessi al gioco patologico.

Secondo la Consulta Nazionale Antiusura e i portavoce di Mettiamoci in gioco, infatti, la proroga, estendendo i contratti esistenti senza aprire nuove gare pubbliche e favorendo le concessionarie attuali, spesso grandi operatori a discapito di potenziali nuovi entranti, preclude l’introito nelle casse dell'erario di “un contributo assai più significativo”.

Anche per Fiasco, lo Stato stesso godrebbe anche di più entrate se ci fossero meno giochi e meno volume lordo: una frequenza decisamente minore con margini superiori. “E invece il gioco industriale di massa, quello attuale, diventa un pessimo affare per lo Stato, per l'economia, per la salute”



Un paese depredato alla mercè dei POTERI FORTI .
PAPA FRANCESCO IMPARTE LA BENEDIZIONE APOSTOLICA PER INTERCESSIONE DELLA VERGINE MARIA ALLA CASCINETTA DIDATTICA E AL NOSTRO GRUPPO DI MUTUOAIUTO.
MENTRE I Politici sono irresponsabili PAPA FRANCESCO COME SEMPRE APPLICANDO IL VANGELO DA BUON ESEMPIO.
il SANTO PADRE ci ha risposto e ci assicura un particolare ricordo nella preghiera e, mentre rammenta che il gioco d’azzardo genera continui fallimenti, non solo economici, ma anche familiari ed esistenziali, esorta a proseguire con competenza, umiltà e cristiana carità nella sua significativa opera di vicinanza a quanti sono coinvolti in tale drammatica situazione. Egli invoca la materna intercessione della Vergine Maria e di cuore imparte la Benedizione Apostolica, augurando ogni desiderato bene nel Signore. Alla lettera è stata allegata una fotografia del nostro Amato Papa Francesco. Ho informato l'amico Vescovo Mons. Antonio della lettera.
INFORMARSI PER CAPIRE
Gioco d'azzardo nostra informativa e richiesta d'incontro. NON SIAMO MAI STATI CONVOCATI.
Prot. Comunale 4103 13 nov.2021
Alla c.a Dott.ssa Locci Graziella
Alla giunta e consiglieri.
Oggetto: Progetto sociale contro il gioco d'azzardo promosso e autofinanziato dalla ASSOCIAZIONE IN CAMMINO - CON S. FRANCESCO LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS . SALVIAMO I NOSTRI RACAZZI DAL GIOCO D'AZZARDO.
Ma che cosa chiedevo ?
1 ) Una mappatura dei locali con slot.
2 ) il non rinnovo delle concessioni una volta scadute
3) avevamo scelto di iniziare proprio da Castelverde in quanto la nostra associazione risiede a Castelverde dove ci sono bar con slot vicino a punti sensibili.
4 ) chiedevamo al sindaco un riscontro scritto mai pervenuto .
Bologna. «Azzardo, ora serve una legge quadro». �La società civile richiama la politica
Chiara Pazzaglia, Bologna giovedì 1 dicembre 2022
La Campagna "Mettiamoci in gioco" fa il punto su dieci anni di impegno a favore dei più deboli. Il cardinale Zuppi: il contrasto a scommesse e slot è una sfida per tutta la comunità
«Azzardo, ora serve una legge quadro». �La società civile richiama la politica.
Serve una legge quadro nazionale che regolamenti il mondo dell’azzardo, partendo dalla tutela dei più fragili. È questa la richiesta emersa dalla giornata di studi organizzata a Bologna dalla Campagna “Mettiamoci in gioco” in occasione del suo decennale.Un evento che ha avuto il merito di non limitarsi a fare il punto sui significativi risultati ottenuti in questo periodo, ma di aprire lo sguardo sulle prossime sfide da vincere.
L'uomo non ama il cambiamento, perché cambiare significa guardare in fondo alla propria anima con sincerità mettendo in contesa se stessi e la propria vita. Bisogna essere coraggiosi per farlo, avere grandi ideali.
La maggior parte degli uomini preferisce crogiolarsi nella mediocrità e fare del tempo lo stagno della propria esistenza.”
Erasmo da Rotterdam
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VI AUGURO DI ESSERE ERETICI.Don Ciotti

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.
Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.
Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio.
Don Luigi Ciotti
QUAL È IL RAPPORTO CHE LA CHIESA HA CON IL POTERE?

01/12/2022 La Chiesa deve poter offrire un volto evangelico e alternativo dell’esercizio del potere
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Gaetano Piccolo
Si parla spesso di un cammino di conversione della Chiesa. Ascoltando le persone in diversi contesti, dalla vita religiosa ad altri ambienti ecclesiali, non posso che essere d'accordo e persino preoccupato per l'urgenza di questa conversione. Senza intraprendere questo cammino, rischiamo di compromettere ulteriormente la nostra credibilità e di tradire la nostra identità. Se dovessi indicare un punto da cui partire, lo individui nella gestione del potere o, diciamolo apertamente, nel rischio frequente di un abuso del potere. Si tratta cioè di convertirci nel nostro modo di esercitare l'autorità a tutti i livelli: dal superiore locale di una comunità religiosa, al parroco nella sua comunità parrocchiale, al vescovo nella sua diocesi e nel rapporto con i suoi sacerdoti.
L'esercizio dell'autorità è spesso fragile e proprio per questo può innescare situazioni dolorose. Il potere viene dato sempre per un servizio e la persona che lo riceve dovrebbe esercitarlo anche a costo di sacrificare se stessa. Al contrario, nei contesti ecclesiali il potere è usato molte volte come uno strumento di affermazione di se stessi, soprattutto quando chi lo esercita tenta di compensare, mediante il potere, la sua bassa autostima. Il potere viene usato a volte persino per realizzare vendette personali, un modo tribale per regolare i conti. Il potere diventa ancora più pericoloso quando si trova nelle mani di persone che lo utilizzano per compensare le proprie frustrazioni, esercitando sugli altri forme varie di violenza. È il caso del superiore o della superiora di una comunità religiosa in cui un suddito non riceve attenzione ai suoi bisogni primari o un parroco che esercita in modo dispotico la sua autorità nella comunità dei fedeli o di un vescovo che approfitta di una denuncia per regolare i conti con un suo prete. Il problema è che il potere si autogenera e viene quindi gestito all'interno di un cerchio molto ristretto: nelle congregazioni religiose per esempio i superiori sono molte volte sempre gli stessi e appartengono a un unico gruppo di potere.
La Chiesa è chiamata a offrire un volto evangelico e alternativo dell'esercizio del potere che non ricalchi le logiche umane. Trattandosi però di una via che comporterebbe la perdita di privilegio, credo sia difficile che questo cammino possa essere intrapreso rapidamente.
Fonte Famiglia Cristiana
I wish you to be heretics.
DON CIOTTI
THE CONSCIENCE
Heresy comes from the Greek and means choice.
Heretic is the person who chooses and, in this sense, he is the one who loves the search for truth more than truth.
And then I wish you this courage of heresy.
I wish you the heresy of deeds before words, the heresy that lies in ethics before speech.
I wish you the heresy of consistency, courage, gratuitousness, responsibility and commitment.
Today it is heretic who puts his freedom to the service of others. He who commits his freedom for those who are still not free.
Heretic is who is not satisfied with knowledge of second hand, who studies, who deepens, who puts himself in play in what he does.
Heretic is he who rebels against the sleep of conscience, and who does not resign himself to injustice.
Who does not think that poverty is a fatality.
Heretic is the one who does not give in to the temptation of cynicism and indifference.
Who believes that only in us, the ego can find a realization.
Heretic is who has the courage to have more courage.
Don Luigi Ciotti
WHAT IS THE RELATIONSHIP BETWEEN THE CHURCH AND POWER?
01/12/2022 The Church must be able to offer an evangelical and alternative face of the exercise of power
Reduce CaratteresGrowth CaratteresPaper The Page
Gaetano Piccolo
There is often talk of a journey of conversion of the Church. Listening to people in different contexts, from religious life to other ecclesial environments, I can only agree and even be concerned about the urgency of this conversion. If we do not take this path, we risk further undermining our credibility and betraying our identity. If I had to point a starting point, I would identify it in the management of power or, let’s say openly, in the frequent risk of abuse of power. It is a matter of converting ourselves in our way of exercising authority at all levels: from the local superior of a religious community, to the parish priest in the
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